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COLPO DI FRUSTA

Come curarlo in maniera efficace
COLPO DI FRUSTA
COLPO DI FRUSTA
 
In questo articolo parleremo del colpo di frusta, in particolare di cosa fare per gestire al meglio questa condizione clinica complessa e spesso disabilitante.
 
 
DEFINIZIONE
 


 Partiamo dalla definizione. Se pensiamo al colpo di frusta ci viene in mente probabilmente un incidente d’auto in cui qualcuno riporta un trauma al collo.
 
 Di fatto possiamo definire il colpo di frusta come una condizione clinica che si verifica in seguito ad un brusco movimento del collo.
 
 La causa principale è di facile intuizione ed è rappresentata dagli incidenti stradali.




 
GESTIONE ACUTA
La prima cosa da escludere dopo il trauma è una possibile frattura. E’ un evento raro che si verifica in circa il 3% dei casi. Per capire se ricorrere o meno ad esami radiografici si dovrebbe utilizzare il Canadian Spine Rule, un protocollo di valutazione internazionale ancora poco usato nei nostri Pronto Soccorso.
 
SINTOMI
Immaginiamo di aver escluso fratture. Lo sfortunato paziente torna a casa. A quali sintomi potrà andare incontro?
 
La sintomatologia è molto ampia e insorge immediatamente o dopo 12-15 ore. Il primo aspetto che riscontriamo sempre è il dolore; seguono la riduzione
del movimento cervicale
, disordini muscolari, alterazioni del controllo motorio, mal di testa e vertigini. Non mancano i possibili disturbi di carattere psicologico: paura del movimento, ansia, catastrofizzazione, disturbi del sonno fino alla depressione. Possono inoltre verificarsi disturbi visivi, disordini mandibolari, cognitivi (di memoria a breve termine), difficoltà nella sfera sessuale, problemi al SNP (parestesie, disestesie, debolezza) e sensibilizzazione centrale.
 
Effettivamente il quadro clinico è complesso. Questo probabilmente perché le strutture coinvolte sono tante e di difficile individuazione.
 
PROGNOSI
Che decorso clinico ci si può aspettare? In quanto tempo il paziente starà meglio?
 
  - Il 50% dei casi recupera completamente in 3 mesi dal trauma.
  - Un 25% presenta dolore e disabilità di intensità lieve o moderata a 2 anni.
  - Un altro 25% presenta dolore e disabilità di intensità severa a 2 anni dal trauma.
 
Il periodo critico subito dopo il trauma sono le prime tre settimane; tale periodo sembra essere uno spartiacque tra un percorso maladattativo e uno corretto.
 
FATTORI PROGNOSTICI NEGATIVI

Quali caratteristiche sono associate con una prognosi peggiore?
  • Dolore cervicale di elevata intensità
  • Assenza di cinture di sicurezza al momento dell’incidente
  • Mal di testa e/o cervicalgia insorti immediatamente
  • Storia di dolore cervicale precedente al trauma
  • Catastrofizzazione, paura del movimento, atteggiamento passivo
  • Richieste di risarcimento assicurativi
 
PERCORSO TERAPEUTICO
Vediamo ora in cosa consiste il trattamento del colpo di frusta.
 
Le linee guida degli ultimi 10 anni ci forniscono una raccomandazione per:





 - Educazione della persona a rimanere attiva, rassicurazione e consigli sull’auto-gestione
 - Programma di esercizi precoce e ritorno alle proprie attività quotidiane
 - Terapia manuale, cioè tecniche fisioterapiche manuali su muscoli e articolazioni
 - Analgesici e anti-infiammatori non steroidei quando necessario
 - Supporto psicologico per la gestione di ansia 
 
 



Vediamo ora cosa ci SCONSIGLIANO le linee guida o cosa non trova alcun riscontro scientifico:
x Collare cervicale o altri tutori di immobilizzazione
x Cuscini con supporti
x Laser, infrarossi, termoterapia, elettrostimolazione
x Miorilassanti, psicofarmaci
x Chirurgia
 
CONCLUSIONI
Come abbiamo visto il colpo di frusta può rappresentare un quadro clinico complesso con disturbi che interessano la persona a 360°. La gestione di questa problematica deve essere gestita da personale competente e aggiornato per non ritardare o addirittura peggiorare la guarigione.
 
Alcune strategie come il collare vengono in alcuni casi ancora proposte nonostante la ricerca abbia dimostrato peggiorino il decorso clinico. Anche la terapia fisica (laser, elettrostimolazione, ecc..) che non trova riscontri scientifici viene molto spesso prescritta. 
 

 
Le linee guida ci raccomandano un approccio “multi-modale” che interessi l’educazione, l’esercizio fisico, l’uso di tecniche manuali. Ancora una volta ci esortano ad un approccio attivo a discapito di uno passivo (immobilità, terapia fisica).